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31 januari Basket Femm Conegliano - Ponzano BasketHanno dovuto faticare più del previsto le gialloverdi per avere ragione di una mai doma Conegliano, che ha messo alle corde il Ponzano, privo di due pedine fondamentali in cabina di regia come Cedolini e Rachello. La partita ha visto, però, "debuttare" come play Perocco, che si è sacrificata in un ruolo non proprio congeniale alle sue caratteristiche, ma svolgendo il compito affidatole in modo ottimale, nonostante il press delle avversarie. La partita è stata giocata, sin dall'inizio, punto a punto, causa anche degli innumerevoli errori al tiro del Ponzano che avrebbe potuto chiudere il match senza tanta sofferenza; dall'altra parte il Conegliano ha giocato una bella partita con buone percentuali sia da 2 che oltre la linea dei 3 punti. Il risultato è stato portato a casa grazie alla grinta e alla determinazione delle ragazze di Chinellato; provvidenziali sono stati i due canestri di Mariot che hanno permesso al Ponzano, negli ultimi minuti finali, di agguantare e superare il Conegliano. Basket Montecchio M.re - Ponzano BasketUna vittoria maturata nei primi due quarti in cui non c'è stata storia, infatti il punteggio registrato all'intervallo lungo parla da solo: 44 a 29 per il Ponzano. Negli ultimi due quarti, però, il Montecchio ha preso le contromisure sfiorando nell'ultimo minuto il -1 che avrebbe sicuramente messo in crisi le giallo-verdi. Ma alla fine la grinta e la determinazione di tutta la squadra ha permesso di portare a casa il risultato. Infine una menzione speciale la meritano Cedolini e Perocco vere protagoniste dell'incontro. Basket Rosa - Ponzano BasketPartita di ordinaria amministrazione per il Ponzano, quella giocata il 23 sera a Conselve RIFLESSIONISapete, ci sono a volte nella vita dei periodi veramente negativi per le persone, per tutte le persone, anche per quelle che hanno tutto e dovrebbero ritenersi invece molto fortunate. Sì proprio così, nessuno è invincibile anche se cerca di dimostrarsi tale; anche chi conduce una vita intensa, piena di cose da fare, piena di vita, a contatto con un sacco di gente, purtroppo è destinato ad incrociarsi con delle esperienze poco serene, che segnano profondamente. Perchè poi quando succedono queste cose, comincia ad andare tutto per il verso sbagliato; che sia sfortuna, pura coincidenza, destino, un "capitano tutte a me", o come lo si vuol chiamare...non si può sapere. Però sono proprio questi momenti terribilmente angosciosi, quelli che ti vorrebbero far tornare indietro nel tempo per non ripetere un gesto fatto o che avresti voluto fare, che ti cambiano. Prima ti demoliscono, come una costruzione di mattoncini Lego sotto le grinfie di un bambino; come un castello di carte esposto al vento; come una formina di sabbia lungo la riva; successivamente ti fanno pensare, spesso, a "cosa sarebbe accaduto se..." ed è il momento in cui ti mangeresti le mani, ti sbatteresti la tua testa di cavolo sul muro, oppure, perchè no, anche il momento in cui capisci che hai cannato la situazione alla grande e che ti senti una merda secca. Hai sbagliato tutto, ko, game over. Infine c'è la fase in cui vuoi reagire e in cui ti accorgi che se te ne stai con le mani in mano la situazione non potrà mai migliorare, anzi, andrà sempre più in fondo al baratro. "Peggio di così, come può andare? Che altro potrà succedermi ancora? Una volta toccato il fondo, si può ancora scavare o per fortuna non c'è altro in serbo per me?". Quante volte vi sarà capitato di pensarlo...di dirlo ad alta voce in un momento di pura follia e di nervosismo. Magari mentre cercate di impegnarvi a fare qualcos'altro, cercate di ingannare la vostra testa dura e raggirare i problemi pensando a cosa farete quella sera, oppure cercando di studiare, o ancora andando nel vostro posto preferito, quello che di solito vi fa sentire bene. Che poi sembra impossibile, ma veramente quando ti capita di toccare il fondo su una questione a te davvero importante e cara... tutto si adegua e crolla. Magari si pensa di riuscire a tirarsi un pò su con altre cose, svago, feste, casini vari...e invece no, neanche a farlo apposta anche tutto il resto va male. O quasi tutto: sì perchè a volte si riesce a stare a galla grazie ad una sola persona o un solo fatto che più o meno riesce a tirare la bilancia verso il positivo, almeno per una volta, per grazia divina. E' un contrappeso però davvero precario perchè da un momento all'altro potrebbe far catapultare il piatto da dove era stato sollevato con molta fatica, dalla parte del negativo. Basta un ricordo, ma non necessariamente solo questo: basta anche molto meno, anche solo un gesto, una frase, uno stupidissimo ed innocentissimo riferimento, in genere considerato da tutti casuale tranne che da te e che ti riconduce a quello che cercavi di calpestare...può esser un "Brutto riferimento" o un "Bel riferimento". Se è brutto tanto meglio. Ma se è bello...beh tenetevi forte perché dovrete fare a pugni con il rimorso. Probabilità che accada la seconda? 99%. Chi non si abbatterebbe quando tutto quello che si cerca di fare con tutta la buona volontà di questo mondo porta invece ad un risultato pessimo? Ma quale pessimo, pessimo è dire davvero ancora poco. La parola peggiore sapete qual'è? Quella che in assoluto ti disintegra il morale? INUTILE, TUTTO QUELLO CHE FAI E' INUTILE. Inutile non nel senso che per tutto il mondo è inutile, ma che per te è inutile, che non arriva dove vuoi che arrivi, che non rimedia a nulla, che non migliora neanche di un soffio quello che invece vorresti mettere in riga. Quindi tutto ciò che ne deriva risulta fatto male di conseguenza. Beh ma è logico, mica c'è da stupirsi, con una testa piena come un uovo di punti interrogativi non si può pretendere altrimenti... D'altronde chi ha fatto tutto questo casino? Ecco appunto... Poi sopraggiunge un'altra fase: INCERTEZZA. Incertezza in tutto, nessuna eccezione. Incertezza = debolezza. Ottimo direi, davvero grande... E ti si legge talmente tanto in faccia che stai passando un brutto periodo che anche la persona che meno ti conosce in assoluto se ne accorge e ti dice "Sgombra la mente per i prossimi 40 minuti, abbiamo una partita da vincere". A quel punto sei così disperato che ti metti davanti allo specchio per vedere se ce l'hai scritto in fronte: "sono irrecuperabilmente pensieroso". Alla fine se ritieni di esserti procurato tu da solo quella situazione, è anche giusto che paghi. Però quando stai per scoppiare inevitabilmente scarichi su qualcuno le reazioni del tuo nervosismo; e diciamolo, se si tratta di scoppiare per cose importanti, ci vuole ben poco a riempirsi. Scaricarsi sugli altri però non è giusto. Sfogarsi sì, può aiutare, ma scaricarsi nel senso di incolpare altra gente, questo no. In questi casi l'unica cosa che ancora senti che almeno un pò è rimasta utile per te è la passione per qualcosa che hai da tanto tempo...da tantissimo tempo. Io sono nata praticamente con il pallone a spicchi in mano; lo so, di solito si dice che “si nasce con la camicia”, ma questa è la mia storia, strana, insolita, bizzarra, un po’ matta, tanto quanto chi la racconta probabilmente. Infatti se c'è una cosa che non smetterò mai di fare e soprattutto che nessuno riuscirà ad impedirmi di fare, potesse cascare il mondo, è infilare quella sfera dentro un cesto. E’ una magia per me, come una favola di Walt Disney per un bambino. Che poi si parli di canestro di una palestra, di cesto dell'immondizia, di cestino della carta, di cestino della bicicletta...non ha importanza. Basket = cesto in inglese, e qualsiasi cesto sia. Con o senza buco. Non parlo di fare in questi casi disperati un allenamento vero e proprio, quello che si fa con la squadra. Un allenamento personale e libero da chi di solito ti urla "Tira", "Corri", "Svegliati". Quindi prendere e tirare, per ore e ore...fino allo sfinimento, fino a quando le gambe ti cedono dalla fatica e vedi che non riesci neanche più a tirare dai 6,25 m, la tua specialità. Lì è arrivato il momento di fermarsi e di dire "Ottimo lavoro". Se sei sfinito, grondante, hai il fiatone, i crampi e la maglietta appiccicata alla schiena…significa che hai fatto un ottimo lavoro. Quante volte il mio allenatore (non specifico quale) mi avrà maledetto dentro di lui per le mezzore che gli fregavo dopo l’allenamento regolare, alle 11,00 di sera, quando lo costringevo a farmi rimanere a tirare: “Ne ho bisogno coach, per favore”. Così, in quel campo desolato che ti sembra così grande, senza pubblico, senza la musica del riscaldamento, senza nessuno che parla, che ti interrompe, che ti spezza il ritmo, che ti mette tensione. Ti senti bene, dimentichi il resto del mondo. Finalmente un po’ di pace interiore. E’ vero che tirare senza la tensione addosso, senza la difesa, senza avversari è facile…ma vi prego cestisti, concedetemelo in questi casi. Breve inciso: un mio vice allenatore mi ha detto non molto tempo fa che quando tiri di seguito senza interruzione, ma talmente veloce da non aver neanche il tempo di guardare se il tuo tiro è entrato nel canestro perchè devi già tirare di nuovo (sennò ti arriva la palla sul naso), all’inizio il tiro è automazione, poi diventa fatica e serve concentrazione, cosa che inizialmente non è proprio necessaria. Ho fatto tesoro di questo. Dicevo, dopo un po’ anche il coach ci ha fatto l’abitudine ed è passato a dire: “Finchè non segni 30 volte non vai a cambiarti” e poi al 29esimo canestro non riuscire a segnare il 30esimo…”Guarda che se non segni l’ultimo resti qua”. Poi l’idea che l’acqua calda in palestra è limitata e che le tue compagne possono finirtela tutta…ti fa segnare anche ad occhi chiusi…
Quando decidi di tirare da solo e sei ricoperto di pensieri, a volte va tutto bene, il che non capita praticamente mai, mentre a volte dopo 5 minuti già hai calciato una decina di volte il pallone dal nervoso. E come se la sfortuna non bastasse quando lo spari in orbita questo schifoso si infila in qualche buco irraggiungibile, si incastra tra le rose del giardino dei vicini, in tribuna, sopra il tetto della casa, sulla pianta preferita della nonna, sulle bomboniere in bilico sopra lo scaffale in salotto, e spesso non riesci più a recuperarlo. Allenamento finito? Col cavolo. Vorrà dire che andrò a prenderne un altro. Il peggiore dei casi è quando lo scaraventi da qualche parte e ti ritorna sul naso per dispetto. Son dolori. Il pallone non va trattato male, va accarezzato e se lo calci non gioca più, perchè non vuole farti innervosire, vuole farti tirare ed imparare a mantenere la calma. Lezione di vita, cari miei, da un oggetto rotondo e rimbalzante con la scritta “Spalding”. Chiamatela fatalità, sfiga, casualità, coincidenza. Però succede sempre così. Se all'inizio dalla tua posizione preferita rimbalzano tutti su quel maledetto ferro davanti significa che fai sempre lo stesso errore e le soluzioni sono due: o sostituisci il canestro con la vasca che di solito usi per farti il bagno, oppure ti fermi, “resetti” il sistema, respiri, chiudi gli occhi, ti concentri. E poi ricominci. Il suono più gratificante? Il rumore del pallone quando entra nel canestro accarezzando semplicemente la retina. Una sensazione più intensa di una doccia fredda, di un idromassaggio, del decollo di un aereo, di un tuffo sul materasso ad acqua, di una morso ad una frittella con la crema (che ti schizza sui pantaloni). Questi sono i momenti che ti tirano su. Magari dopo poche ore sei già là che ripensi a quello che ti stava corrodendo la testa...beh vorrà dire che si andrà a tirare tutti i giorni. LA PASSIONE signori è la parola chiave.
Poi tutto verrà da sè. In genere partendo dalla passione poi si risolve tutto ciò che va storto. Basta crederci e avere pazienza. A volte serve tanta pazienza, ma è strettamente necessaria. Io a volte non ne ho. Chi ha scoperto questa cosa di me in questo momento starà già sorridendo e facendo sì con la testa.
Ciò che in questo intervento voglio sottolineare è: CREDERCI, CREDERCI, CREDERCI. VOGLIA DI RIVINCITA, DI VENIR FUORI DA SOTTOTERRA, VOGLIA DI REAGIRE. IN QUALUNQUE SITUAZIONE.
Inoltre, a proposito di errori che ti spediscono spesso nel fango, un altro pensiero che vorrei trasmettere è: TUTTI ABBIAMO DIRITTO AD UNA SECONDA POSSIBILITÀ.
Allora ve lo dico sinceramente: io non concedo molte seconde occasioni, lo so è pessimo...ma quando sento che veramente ne vale la pena allora cedo. Una volta l'ho data questa occasione e...mi chiedo ancora come ho fatto quella volta...forse ero talmente spazientita che ho concesso questa seconda chance per sfinimento. Sapete una cosa? E' stata la migliore scelta della mia vita e tuttora mi sto autoringraziando per ciò che ho fatto. Mi ha cambiato la vita, profondamente, e credo che quella scelta mi accompagnerà per sempre. Ma non come ricordo...come realtà. Si può perdonare, non c’è da vergognarsi in questo. E’ un gran pregio. Gli errori si pagano, anche gravemente a volte: ti disperi, ti incazzi, ti innervosisci, pensi di scavarti una buca, ci stai male. E così va bene perché cresci e impari. PERO' POI UNA SECONDA OCCASIONE LA MERITANO TUTTI. Anche i più egoisti, bastardi, permalosi, scorbutici, “stressosi” del mondo. Una sola chance, che non verrà sprecata; eh sì dopo tutto quello che passi di sicuro non la sprechi più. Bisogna riuscire a mettere una pietra sopra sull’accaduto, trovare il momento per riuscire a dire "Ok, dov'eravamo rimasti?". Io l'ho fatto, una volta, e ne vado ancora fiera. L’ho fatto pensando di pentirmene…invece adesso lo urlerei al mondo intero. LA PERSONA CHE HA AVUTO DA ME QUESTA SECONDA POSSIBILITA’ E CHE STA LEGGENDO QUESTE RIGHE SA PERFETTAMENTE DI COSA PARLO, PERCHE’ HA CAMBIATO ANCHE LA SUA DI VITA e mi ha espressamente detto più volte che si ritiene una persona estremamente fortunata per il gesto che io gli ho concesso nonostante mi avesse a dir poco dilaniato i sentimenti non molto tempo prima. Soprattutto va fatto quando la faccenda in questione è davvero importante, QUANDO NON VUOI AMMETTERLO MA TI STA A CUORE, QUANDO ANCHE UN SOLO BEL RICORDO E' RIMASTO, QUANDO TI BALZA ALL'OCCHIO UN SEGNO, UN OGGETTO CHE TI FA ANCORA SORRIDERE NONOSTANTE TUTTO, quando il gioco non vale la candela, ovvero quando l’arrabbiatura non vale l’importanza di ciò che è stato momentaneamente accantonato, ma non sepolto.
Non vale MAI la pena di buttar via niente se si può ancora ripristinare, se è stato davvero importante e lo è ancora, se ti sta tuttora a cuore. Non è mai tardi per farlo.
Mai. |
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